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SPALLA DOLORA: GLI ESPERTI SCONSIGLIANO LA CHIRURGIA

Dolore alla spalla: esperti sconsigliano la chirurgia
14-03-2019 
Popular Science 
  
La chirurgia per dolori alla spalla non causati da traumi non porta a risultati migliori rispetto alle opzioni non chirurgiche o al placebo, mentre invece potrebbe risultare dannosa.

Questa indicazione deriva da due revisioni della letteratura che hanno complessivamente preso in esame 7 studi per un totale di 1.014 pazienti affetti da problemi della cuffia rotatoria, i quali se trattati chirurgicamente ma non derivanti da traumi possono dare luogo a lacerazioni tendinee che necessitano di ulteriore riparazione chirurgica.

I dolori di natura non traumatica della spalla spesso derivano da degenerazione dei tendini della cuffia, come affermato dall’autore Rudolf Poolman della OLVG di Amsterdam, secondo cui non sussistono reali evidenze del fatto che la chirurgia sia di beneficio per un qualsiasi tipo di tendinopatia nel corpo umano.

Il dolore alla spalla inoltre è multifattoriale, ed è necessario tenere conto anche di fattori non strettamente correlati alla spalla stessa, come quelli psicologici e sociali. 

Il miglior metodo gestionale per questi pazienti consiste in una combinazione di terapia fisica, programmi d’esercizio, farmaci antiinfiammatori ed iniezioni di steroidi, ma si tratta di un dolore potenzialmente lancinante, ed il paziente necessita di supporto e compassione.

Secondo alcuni esperti i risultati positivi che i pazienti sperimentano con la decompressione potrebbero essere dovuti almeno in parte al fatto che dopo l’intervento si richiede che l’articolazione rimanga a riposo, ed i pazienti che desiderano risultati rapidi con la chirurgia dovrebbero essere informati dei potenziali effetti negativi dell’intervento.

Sussistono anche possibilità di danno derivante dall’anestesia regionale impiegata nell’intervento. Circa un paziente su 10.000 o 100.000 subisce danni ai nervi, il che può risultare devastante, anche se si tratta di un’evenienza estremamente rara. 

Fonte: BMJ online 2019